La Guerra di Indipendenza
La Guerra di Indipendenza Americana
Dopo la Guerra dei Sette Anni, il governo britannico decise di aumentare le tasse sulle colonie per risanare i debiti di guerra. Nel 1765 venne introdotto lo Stamp Act, che obbligava i coloni a pagare una tassa su giornali, contratti e documenti ufficiali.
Questa decisione provocò una forte reazione: i coloni sostenevano che fosse ingiusto pagare tasse senza avere rappresentanti nel Parlamento inglese. Nacque così lo slogan: “No taxation without representation”.
Le tensioni aumentarono fino al Boston Tea Party del 1773, quando un gruppo di coloni, per protestare contro il monopolio britannico sul tè, gettò interi carichi di merce in mare. La risposta di Londra fu molto dura e portò a un controllo militare più stretto.
Nel 1774 i rappresentanti delle colonie si riunirono nel Primo Congresso di Philadelphia, mentre nel 1775 iniziarono i primi veri scontri armati. Le colonie organizzarono un esercito comune, affidandone il comando a George Washington.
Il momento decisivo arrivò il 4 luglio 1776, quando il Congresso approvò la Dichiarazione di Indipendenza, scritta principalmente da Thomas Jefferson. In questo documento veniva affermato che tutti gli uomini nascono uguali e possiedono diritti naturali, come la vita, la libertà e la ricerca della felicità.
All’inizio gli inglesi sembravano avere un vantaggio militare, ma la situazione cambiò grazie alla battaglia di Saratoga del 1777 e all’intervento di Francia, Spagna e Olanda. La battaglia decisiva fu quella di Yorktown nel 1781.
Nel 1783, con il Trattato di Versailles, la Gran Bretagna riconobbe ufficialmente la nascita degli Stati Uniti d’America.
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